Ben ritrovati. Inizia qui la preannunciata fase di analisi del progetto International Crossroads, risultato ammissibile al bando di Principi Attivi 2010 nell’ambito del programma Bollenti Spiriti della Regione Puglia.
Il primo passo che effettueremo in questo percorso, da interpretare come un diario di ragionamenti fatti ad alta voce da un’anima collettiva, è molto istintivo. Si tratta dell’analisi del punteggio.
Il punteggio e l’impianto valutativo
Se appare scontata e naturale l’analisi del punteggio da parte di chi ha visto il proprio progetto non ammesso a finanziamento, lo stesso atteggiamento non è automatico da parte di chi, invece, è rientrato tra gli ammessi a finanziamento. Eppure, questo è davvero il primo passo per capire quale sia stata l’impressione che il progetto abbia fatto sulla commissione, ovvero su un pubblico di persone esterne al gruppo informale che hanno conosciuto l’idea solo attraverso una presentazione di sintesi, in approccio semplificato di bussiness plan. In altre parole, la valutazione di un’idea (sebbene affetta da soggettività), effettuata da persone terze e competenti, rappresenta un primo test comunicativo e allo stesso tempo un meccanismo di misura, in prima istanza, dell’idea stessa. Questa fase è sinteticamente descritta da numeri, che nello specifico assumono significato e valenza di indicazione riguardo ai punti di forza e debolezza dello stesso. Tuttavia questi numeri devono essere interpretati correttamente, in rapporto al ruolo che gli stessi assumono per la quantità che misurano e all’importanza delle singole quantità in relazione alle altre. Il significato di tante parole sarà presto chiaro quando andremo a guardare propriamente il punteggio. Prima, però, è chiaramente importante cercare di capire quali fossero i parametri di giudizio pubblicati nel bando:
A. CONOSCENZA DEL CONTESTO TERRITORIALE E SETTORIALE DI RIFERIMENTO
Conoscenza del contesto in termini di bisogni, tendenze in atto, analisi della domanda e dell’offerta, minacce ed opportunità dell’ambiente esterno.
Punteggio: da 0 a 20.
B. QUALITA’ DEL PROGETTO
Chiarezza nella definizione degli obiettivi, presenza di indicatori verificabili del loro raggiungimento, articolazione coerente e realistica delle risorse e delle attività previste, coerenza nel rapporto tra gli obiettivi indicati, le risorse impiegate e l’organizzazione prevista.
Punteggio: da 0 a 40.
C. FATTIBILITÀ ED EFFICACIA ATTESA
Realizzabilità dell’idea proposta e presenza di fattori chiave che ne rafforzIno la fattibilità, in relazione con i vincoli e le criticità tipiche del settore di intervento. Capacità del progetto di conseguire gli obiettivi dichiarati.
Punteggio: da 0 a 40.
D. INNOVATIVITÀ
Innovatività dell’idea rispetto allo stato delle conoscenze, al territorio nel quale interviene, al mercato al quale si rivolge.
Punteggio: da 0 a 25.
E. CONTRIBUTO ALLO SVILUPPO DEL TERRITORIO
Capacità del progetto di contribuire allo sviluppo sociale, economico e territoriale della comunità regionale e/o delle comunità locali sulle quali interviene.
Punteggio: da 0 a 25.
F. FOLLOW-UP
Prospettive di continuità e sviluppo dell’idea progettuale (soluzioni per il reperimento delle risorse, la prosecuzione delle attività, la diffusione dei risultati, il rafforzamento degli effetti attesi dal progetto).
Punteggio da 0 a 20.
Sommando tutti i campi di giudizio, che vanno da A ad F, il punteggio totale massimo è in assoluto 200.
E’ quindi già possibile stabilire i rapporti di forza dei vari campi rispetto al totale e relativamente agli altri. Si osserva subito che i campi A ed F sono quelli a minor importanza. Entrambi incidono per il 10% della valutazione. Di poco più importanti (12.5% della valutazione) sono i campi D ed E. Semplicisticamente, quindi, possiamo dire che un progetto innovativo o in grado di favorire lo sviluppo del territorio, è più forte di uno che abbia possibilità di essere portato avanti nel tempo o che sia ben contestualizzato nel settore di riferimento. Vediamo poi che gli aspetti B e C sono quelli predominanti. Ognuno di essi incide per il 20% della valutazione complessiva, e, sommati, hanno importanza pari a quasi la metà della valutazione. Riassumendo, l’idea di fondo che traspare dalla distribuzione dei punteggi dei singoli criteri di valutazione sembra essere la seguente.
Innanzitutto il valore del progetto presentato si misurerà in termini di qualità del progetto e fattibilità ed efficacia attesa. Il primo aspetto implica avere le idee chiare, gli strumenti per misurare la propria prestazione e la consapevolezza nell’uso delle risorse. Il secondo aspetto implica le reali possibilità di successo, in relazione al contesto settoriale d’azione e alle strategie che si intendono adottare nel conseguimento degli obiettivi.
In secondo luogo, si può fare la differenza dimostrando di avere buona conoscenza di bisogni e tendenze in atto, di proporre un’idea innovativa, di contribuire a proprio modo a vantaggio del contesto territoriale in cui il progetto si muove, di avere speranze di portare avanti il progetto negli anni a seguire quello di finanziamento.
Dal mio punto di vista l’impianto valutativo è integralmente condivisibile. E capisco la scelta tutta politica di dare poca importanza al follow-up.
In questo tentativo di definire compiutamente i settori di valutazione si è senz’altro compiuta l’approssimazione di non considerare la correlazione che esiste tra i vari criteri (i campi B e C prescindono dal campo A). L’ipotesi è quindi solo parzialmente valida. Tuttavia l’analisi dei rapporti di forza è necessaria per poter avere un quadro completo dell’impianto concettuale dei criteri valutativi e per capire che un’idea davvero forte deve essere ben sostenuta e ben pianificata per essere ammissibile al finanziamento!
Ultima nota, i progetti sono considerati sufficienti a concorrere per il finanziamento se ottengono un punteggio non inferiore a 140/200.
Essendomi un po’ “sdilungato” (a dirla con il mitico Benigni) continuerò con questo capitolo di analisi del punteggio nel prossimo post, dove verrò a discutere in dettaglio di International Crossroads.
Siete invitati intanto a dire la vostra riguardo ai criteri di valutazione. A prestissimo!
ciao leandro.
beh, anzitutto complimenti per l’esito della selezione e per lo sforzo di comprensione del meccanismo di valutazione. Comunque vada l’esito di una selezione, è segno di grande attenzione cercare di comprendere bene il funzionamento di un dispositivo pubblico. Per questo stesso motivo, negli oltre 50 incontri di presentazione di Principi Attivi 2010 ci siamo soffermati molto a spiegare a tutti gli interessati la logica con cui è stato costruito il sistema dei punteggi. Approfittiamo per contribuire al tuo ragionamento e per fornire qualche info in più.
Anzitutto il sistema è nettamente diviso in due parti e ciascuna vale 100.
La prima parte (A, B e C ovvero contesto, qualità ed efficacia) riguarda il progetto ed è un sistema costruito sui principi base del project management e funziona come una normale valutazione di proposte progettuali.
Si chiede ai proponenti di conoscere il contesto di riferimento, di elaborare una proposta coerente nelle sue diverse componenti (obiettivi, organizzazione e budget) e ovviamente di proporre un’idea che “stia in piedi” cioè che superi (o almeno non ignori) le criticità tipiche del settore in cui si intende operare.
La seconda parte (D, E e F ma ti sei dimenticato delle caratteristiche del gruppo informale) esprime la strategia pecculiare di Principi Attivi. Questi 4 criteri valgono ciascuno 25 punti e (data per scontata una qualità minima del progetto) sono le componenti chiave per l’eventuale finanziamento. Grazie alla combinazione di queste variabili – tutte di pari peso – Principi Attivi riesce a finanziare progetti tra loro molto diversi: proposte molto innovative e di impatto sociale ma con scarse probabilità di follow up (nella prima edizione fu il caso del laboratrio di sartoria con ragazze rom), o progetti imprenditoriali solidi e con un certo grado di innovatività ma senza esplicite finalità sociali (come alcuni progetti e-commerce) o progetti di impresa sociale o culturale con un buon follow up ma privi di elementi di reale innovatività (come è stato il caso di alcuni progetti di impresa sociale nel campo dell’assistenza ai minori o di alcuni progetti di teatro sociale nelle scuole o nei quartieri a rischio o festival o laboratori artistici e culturali).
Questa stessa logica ci porta a non finanziare progetti dal contenuto puramente teorico (= una ricerca o un convegno) o di semplice creazione di impresa (= una pizzeria o una palestra) o di semplice intervento sociale (= un servizio domiciliare per anziani o un centro per minori a rischio).
Facendo i conti molto approssimativamente, possiamo concludere che per essere finanziato, un progetto Principi Attivi dovrebbe soddisfare almeno due di questi tre criteri, fermo restando che anche gli altri criteri contribuiscono al giudizio complessivo e quindi alla finanziabilità di una proposta. Ad esempio, una idea molto innovativa, impattante e con un solido follow up ha deboli possibilità di successo se il gruppo non soddisfa almeno i minimi requisiti di esperienza/competenza (il che previene il rischio dell’uso di giovani prestanome) e se il progetto non è struturato in maniera sufficientemente credibile.
Un saluto dallo staff bs e benvenuto a bordo.
Commento di staff bs — 10 gennaio 2011 @ 17:44 |
Innanzitutto vi ringrazio infinitamente per il puntuale ed esauriente commento. Questo gratuito gesto è simbolo del comportamento che vi caratterizza di cortesia e attenzione ai singoli individui, in netta controtendenza rispetto alle dinamiche di relazioni con il pubblico degli uffici istituzionali pugliesi.
Il mio interesse è effettivamente quello di condurre un’analisi del risultato, cercando di tirarne fuori il maggior numero di considerazioni che si possono nascondere nella trama delle righe di un quaderno su cui sono scritti solo numeri, e allo stesso tempo di capire il funzionamento degli ingranaggi del dispositivo pubblico di cui parlavate, e che sembra essere un meccanismo ben oleato e collaudato.
Di fatto, la vostra spiegazione completa una lettura fatta in senso verticale (ovvero leggendo le singole voci) attraverso un taglio orizzontale che mette in relazione i vari campi di giudizio e ne illustra la ratio.
Mi scuso per aver trascurato il criterio “caratteristiche del gruppo informale”. Questo è dovuto agli effetti collaterali cui si è soggetti quando pur di dedicarsi ad una attività di piacere si è disposti a farlo in extra-time e sottraendo tempo al sonno (figurarsi, se solo avessi controllato la somma dei punteggi parziali questo non sarebbe accaduto). Mi sembra tuttavia che abbiate illustrato esaustivamente il significato anche di questo criterio di valutazione. Già che sono in fase di errata corrige osservo che il punteggio massimo di “Follow Up” è 25 e non 20 come indicato nell’articolo.
Trovo l’impianto di valutazione equilibrato ed esatto, alla luce delle interpretazioni che voi avete dato relativamente alle finalità del programma stesso. La solidità dell’impianto si fonda sulla base di teorie di comprovata validità (project management) ma la sua genialità, dimostrata da una semplicità costruttiva e interpretativa, consiste proprio nell’attenta formulazione della seconda parte che rappresenta in sé un sistema nel contempo di garanzia di equità nelle possibilità di successo delle idee (afferenti a settori molto diversi tra loro) ed a garanzia anti-incompetenza ed anti-frode.
Sono più che felice di essere salito a bordo di questa nave creativa che offre una particolare alternativa a quella generazione di “giovani condannati al precariato”, attraverso azioni a ricaduta sociale ad ampio spettro quale il Principi Attivi.
Complimenti a voi per la capacità di suscitare incredibile entusiasmo nelle fasce giovanili ed alla competenza e professionalità con cui operate. Grazie ancora per aver voluto partecipare alle mie considerazioni.
Commento di leandrocandido — 10 gennaio 2011 @ 19:12 |